2009 – Blue of Mine

L’idea di Blue of mine è nata nell’estate del 2007 mentre osservavo su una spiaggia della Calabria uno dei fenomeni più belli che la natura ci regala, e che da sempre provoca in me una grande emozione: l’orizzonte, quell’incantevole punto di congiunzione tra cielo e mare, quella linea apparente dove si fondono due magiche entità, completamente diverse ma compatibili in modo del tutto fluido e naturale.
Questo disco, infatti, rappresenta per me il frutto e la fusione delle esperienze e degli incontri musicali fatti finora, oltre che delle vicende importanti che hanno segnato la mia vita e la mia carriera.
Il tutto animato dalla profonda esigenza di far incontrare le culture musicali che amo – il jazz, la musica classica, l’afro, il latin e il tango – allo scopo di raggiungere l’anima di tutti coloro che sanno lasciarsi attraversare dal flusso dei suoni, senza frapporre filtri e fisime concettuali, ma solo vivendoli pienamente con la naturalezza di un respiro o del battito del cuore.
Questa esperienza l’ho voluta realizzare e vivere con musicisti con cui collaboro da tempo. Musicisti che ogni volta riescono a stupirmi per il talento, la spiccata sensibilità e, last but not least, la rara generosità, qualità indispensabile per riuscire a rimettersi sempre in gioco, a non adagiarsi mai sui risultati raggiunti.
Credo e spero che ne sia venuto fuori un dialogo aperto, privo di forzature e dogmi stilistici, attorno alla realtà sempre più composita del jazz contemporaneo. Un dialogo dove ogni strumentista ha avuto lo spazio per mettere in risalto le sue peculiarità, ma sempre al servizio della nostra unica padrona: la Musica.

Felice Clemente
Parlare di jazz o cercare d’insegnarlo non è cosa facile. Qualcuno dice che è solo fatica sprecata e che non serve a nulla cercare di afferrare l’inafferrabile.
Ho passato molte ore insieme a Felice durante il corso di jazz al Conservatorio di Milano ed è stato tutto molto facile, si trattava solo di scambiare esperienze, tecniche, sensazioni e soprattutto alimentare “la visione” che Felice già aveva in testa, o nell’anima.
Avere una “visione” è una dote rara, ma spesso non basta. Il nostro sassofonista aveva anche una voglia straordinaria di scrivere, di andare in giro, di fare, disfare e rifare, in altre parole l’urgenza di cercare la propria strada.
È arrivato così questo sesto disco da leader che rappresenta veramente un solido passo in avanti nella veloce corsa di Felice. Si tratta di nove composizioni originali dai diversi blue compositivi. Il cd si apre con The Second Time, un cinque quarti basato su un’accattivante cellula elaborata e variata più volte, poi Chuku, un afro con ampie aperture melodiche porta il cd a livelli di energia molto alti.
L’intensa componente mediterranea di Felice si esprime nelle melodie di All Too Soon, una dolce bossa per soprano, e Nemesis, una ballad blue per il suo tenore.
To Clifford è invece un tema decisamente jazz con un arrangiamento fortemente ritmico preceduto da una bella introduzione di Massimo Colombo. Si vira quindi al blue cobalto di Imaharat, un brano di mia composizione, preceduto da una suggestiva e ispirata introduzione della chitarra/sarod di Bebo Ferra.
L’album si conclude con il sorprendente blue cameristico di Divertimento n.1 nel quale mi sono volentieri immerso anch’io insieme all’ottimo Antonello Monni.
E i compagni di viaggio di Felice? Massimo Colombo, Bebo Ferra, Giulio Corini e Massimo Manzi sono musicisti dalle qualità umane e tecniche rare ed impreziosiscono l’album non solo con i loro splendidi soli ma anche con un generoso, intelligente e concreto lavoro di gruppo.
Al di là delle parole, infatti, la cosa che aggiunge ancora bellezza a questo album è il palpabile, semplice, profondo piacere che questi musicisti provano e trasmettono suonando insieme questa musica…
Nient’altro che jazz, cercando di afferrare ciò che di per sé è inafferrabile.

Tino Tracanna

Liner notes Blue of MIne

Blue of mine was conceived in the summer of 2007, while I was on a beach of Calabria and gazed at one of the most beautiful phenomena nature can provide, and one that has always stirred up a deep emotion inside me: the horizon. That bewitching connection between sky and sea, that apparent line where two magic entities blend together, so utterly different and yet so congenial, in a fluent and natural way.

This record represents indeed the result and blending of all the musical experiences I have lived so far, as well as the most important events in my life and career.

I was urged by a deep need to mix the different musical traditions I love – such as jazz, classical music, afro, latin and tango – hoping to reach out all those souls who can let the stream of sound flow into themselves without any filters or mental barriers, all the people able to live music to the full, as naturally as a breath or as a heart-beat.

I have wanted to experience and share this creation of mine with musicians who have been playing with me for a long time and who always manage to impress me with their talent, remarkable sensitiveness and, last but not least, their rare generosity – an essential requirement when trying to undertake new musical experiences and one that prevents you from resting on your laurels.

I do believe and hope we realized an open exchange, avoiding forced sounds or stylistic rules, around the more and more diversified reality of contemporary jazz. In this exchange, I hope, everyone of us has found a space of his own to exalt his own distinctive features, but always with the aim to serve our only Mistress, Music.

Felice Clemente

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi