JAZZCONVENTION.NET – 31 gennaio 2015 a cura di Flavio Caprera

Recensione del disco “6:35 AM” e una mia intervista curata dal giornalista Flavio Caprera. Felice Clemente Trio: 6:35 AM

6:35 AM è il nuovo disco del sassofonista e compositore Felice Clemente. È un lavoro che s’innalza sui precedenti, per la qualità, la completezza, la ricerca melodica e le idee. Probabilmente a oggi è il suo disco migliore, quello che certifica la piena maturità di un musicista che da anni esplora e sperimenta, mettendosi sempre in discussione.

Jazz Convention: Felice Clemente, con il tuo ultimo disco intitolato 6:35 AM, a che punto siamo con la produzione discografica da leader?
Felice Clemente: 6:35 AM rappresenta il mio decimo disco da leader. È una tappa molto importante del mio cammino.

JC: Perché hai chiamato il tuo nuovo disco 6:35 AM?
FC: Il disco celebra la nascita di mia figlia e il titolo è l’orario in cui è venuta al mondo pochi mesi fa. Quest’avvenimento l’ho voluto fortemente tramutare in musica. Questo disco rappresenta, perciò, la volontà di cercare di andare oltre, senza adagiarmi su ciò che si è già fatto e sperimentato.

JC: 6:35 AM è un progetto che ti vede protagonista al sax supportato solo da contrabbasso e batteria. Come nasce tale scelta e perché hai rinunciato al pianoforte che solitamente è presente nei tuoi dischi?
FC: La scelta del trio, con l’aggiunta in alcuni brani di marimba e vibrafono, rappresenta la volontà di cercare sonorità diverse, più libere e flessibili. Tutto ciò è stato possibile grazie alla scelta di musicisti di estrema sensibilità, capacità, virtuosismo e generosità, che hanno creduto profondamente in questa visione della musica e della vita, e con i quali si è creato un gran bel feeling.

JC: E l’aver aggiunto uno strumento percussivo come il vibrafono e le marimba di Daniele Di Gregorio?
FC: Sia la marimba che il vibrafono sono due strumenti che apprezzo e amo molto capaci di darti sonorità molto interessanti e originali e che nella mia musica si sposano molto bene. Daniele Di Gregorio è un musicista davvero interessante, intelligente e di ampie vedute, oltre che un virtuoso dello strumento. La sua partecipazione ha impreziosito il lavoro.

JC: 6:35 AM è un disco costruito sull’improvvisazione: quanto c’è di scritto e quanto d’inventato al momento?
FC: In questo disco c’è davvero tanto, una summa dei nostri percorsi musicali. Ne è venuta fuori una musica che credo fortemente autentica, onesta ed energica, che passa da momenti molto concitati d’improvvisazione collettiva totale ad altri di estrema delicatezza. La parte scritta e organizzata è presente in modo chiaro e inequivocabile, ma ci siamo ricavanti molti momenti in cui la libertà di espressione e d’interazione è l’elemento primario. Abbiamo voluto “rischiare”, senza dare nulla per scontato, sia nelle composizioni, sia nelle strutture e sia nei ruoli, mantenendo però intatti la missione e il desiderio di toccare le corde più sensibili dell’ascoltatore, attraverso la cantabilità e la liricità della melodia, supportate dalla varietà timbrica e ritmica. Una musica di emozioni e stupori, come quelli che fa sbocciare una vita che irrompe nel mondo e, pur nella sua apparente fragilità, lo rivoluziona radicalmente.

JC: Com’è suonare con partner del calibro di Paolino Dalla Porta, Massimo Manzi e Daniele Di Gregorio?
FC: Suonare con questi musicisti è davvero una soddisfazione incredibile, poiché oltre alla sensibilità artistica, umana e un virtuosismo sui rispettivi strumenti davvero più unici che rari, hanno un’intuizione e una capacità di entrare nella musica che gli permette di fare sempre la cosa giusta nel momento giusto in relazione alla direzione che prende la composizione e l’improvvisazione, una dote molto rara. Mi ritengo fortunato e onorato di condividere con loro questo progetto e questo viaggio.

JC: L’attacco di basso/batteria/sax che apre il disco ha una forza e dolcezza dirompente…
FC: Si hai colto perfettamente l’intenzione, ovvero, forza e dolcezza contemporaneamente. Enjoy it, il brano che apre il disco, nonostante ha una costruzione ritmica complessa in 7/4 e la melodica molto articolata, è un invito diretto a godersi la musica senza filtri, ma emozionalmente.

JC: 6:35 AM contiene nove brani, ognuno diverso dagli altri, di cui cinque sono a tuo nome, due scritti da Dalla Porta e uno da Manzi. Poi c’è la cover di The River. Ce li spiegheresti brevemente?
FC: Si, contiene nove brani, cinque sono a mio nome, due scritti da Dalla Porta e uno da Manzi. Ho voluto fortemente che ognuno del trio portasse anche delle proprie composizioni, in quanto è un modo ancor più profondo di condividere la musica, oltre che da interprete. Sono brani, tutti, molto diversi tra di loro, ma legati da un’idea estetica ed emozionale comune, ovvero di arrivare diritto al cuore dell’ascoltatore.

JC: Che voto daresti al tuo 6:35 AM e cosa ti aspetti da questo disco?
FC: Io non do mai voti al mio lavoro o a quello dei miei colleghi, ma da questo disco mi aspetto davvero tanto, in quanto è stato fortemente voluto e desiderato. La sua gestazione sino al momento in cui lo abbiamo visto stampato è durata undici mesi e ci ho messo tutto me stesso. Quindi, spero che siano gli altri a parlarne e dare voti. Inoltre, cosa non da poco è stato inciso come i miei precedenti lavori dal fonico Stefano Amerio nello studio ArteSuono di Cavalicco (UD) una garanzia di qualità e competenza che fa la differenza.

JC: Che cosa è il jazz italiano oggi?
FC: Il jazz italiano è davvero in continua crescita e in fermento. Credo che al giorno d’oggi l’Italia sia uno dei paesi che più al mondo “sforni” artisti e musica originali capaci di trovare un punto di congiunzione tra le varie culture e stili. Purtroppo non siamo supportati dalle Istituzioni a sostegno della creatività e del Made in Italy come invece succede in altri stati.

JC: Il futuro di Felice Clemente?
FC: In continuo movimento. Ovviamente, in primis portare in giro e far conoscere il più possibile questo mio nuovo progetto in trio, ma sto anche già lavorando ad un altro in duo col chitarrista argentino Javier Perez Forte, col quale collaboro da sedici anni e che incideremo il prossimo settembre. Il mio obiettivo è portare avanti i tre progetti che più mi rappresentano e che esistono da diversi anni: in duo con Javier Perez Forte, in quartetto con Massimo Manzi, Massimo Colombo e Giulio Corini e ora in trio con Paolino Dalla Porta e Massimo Manzi, ma con l’attenzione e la voglia di mettermi sempre in discussione con progetti di altri validi musicisti che mi coinvolgono e con cui collaboro, come ad esempio l’Adalberto Ferrari Quintet, il Dario Cellamaro Quintet, la Artchipel Orchestra e tanti altri.

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