JAZZITALIA.NET – 20 settembre 2015

Jazzitalia.net – 20 settembre 2015. Recensione del disco 6:35 AM a cura di Niccolò Lucarelli.

Jazzitalia.net – Felice Clemente Trio

Un album, 6:35 AM, che nasce dall’urgenza viscerale di fissare nel tempo un avvenimento di cruciale importanza nella vita di un uomo, ovvero la nascita di una figlia che, con la sua dirompente portata, dà la sensazione di aver realizzato qualcosa nella vita. Quelle 6:35 di una mattina d’estate che videro la nascita della figlia, divengono adesso il titolo del nuovo album di Felice Clemente, a simboleggiare che, come ci sono nascite biologiche, ci sono anche nascite artistiche.

Il trio è la formazione jazz per eccellenza, quella scarna delle origini, quasi una maschera dell’arcaicità africana che racchiude la verità di una civiltà. Sperimentando in libertà su questa arcaicità – alla stregua di Modigliani e Picasso con l’art nègre all’inizio del Novecento -, Felice Clemente riscopre la sintesi formale, la semplificazione delle armonie, e un’espressività immediata dei suoni, da cui scaturisce un jazz tenebroso e colorato insieme, caratterizzato da una sobria linearità, a tratti spezzata da dinamici cambi di tempo.
Emblematica la traccia d’apertura Enjoy it, un vero e proprio invito a calarsi nelle note e a lasciarsi trascinare dalle possibilità offerte dalle note; c’è il sax di Coltrane, nell’omaggio che gli rende lo stesso Clemente, con apprezzabili virtuosismi che donano dinamicità al fraseggio, che si posa con levità sulla base ritmica del contrabbasso e della batteria, con quest’ultima che passa dalla cadenzate percussioni a scatenati rullanti e tom tom.

Il cuore dell’album è probabilmente nella sequenza Mal d’Africa, Secret Love, Minoranze. Il primo brano è aperto da un grave, intenso e prolungato a solo di sax che evoca l’alba nella savana, quel sole che dona la vita (il cui concetto è alla base dell’album). La marimba di Di Gregorio, che dopo un’introduzione dialoga con il sax, aggiunge al brano un colorato sapore caraibico, che si sposa piacevolmente con il minimalismo del sax, ligio alla lezione di Coltrane.

Secret love
incentrato su un fraseggio di sax della vecchia scuola newyorkese, lento e suadente come un lungo abbraccio al chiaro di luna sull’Hudson. Ad aumentare il tenore introspettivo del brano, l’a solo centrale di contrabbasso, che a tratti scivola in atmosfere blueseggianti, prima di lasciare la scena di nuovo al sax di Clemente. Sorprendente l’intro tribale della batteria di Minoranze, con il sax che, sulla scorta diMal d’Africa, si spende in lunghi fraseggi e virtuosismi che evocano i grandi spazi della savana, e Di Gregorio si profonde in un sontuoso passaggio di vibrafono che scalda viepiù il brano.

È jazz contemporaneo? Forse. O forse si tratta di un jazz che non ha epoca perché è sempre esistito, una sorta di archè dell’animo umano, fatto di quelle emozioni anche “primitive” dalle quali scaturisce il senso della vita stessa.

Niccolò Lucarelli per Jazzitalia

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