ALTRI SUONI musica e altri linguaggi – di Diego Librando

“Secondo album a distanza di un anno dal bel Way “Out” Sud per il sassofonista calabro-brianzolo. Dopo il convincente esordio ‘dedicato’ al Sonny Rollins di Way Out West, Felice Clemente si conferma più che una promessa nel panorama dei giovani “leoni” italiani.
Fedele alla metafora dei “nani sulle spalle dei giganti” di medievale memoria, Clemente non perde mai di vista i suoi maestri. Rollins, Monk, Silver sono più che fantasmi presenti in ogni sua composizione. Ciò non gli impedisce, tuttavia, di essere sempre ‘moderno’ e originale.
Ciò che impressiona è soprattutto la chiarezza, rara in un giovane, con cui elabora temi ben definiti e sempre diversi tra loro. Anche in questa seconda prova, infatti, dà prova di essere efficace compositore. Cinque brani su nove escono dalla sua penna, ad eccezione di “”Wynton””, ennesimo omaggio a Sonny Rollins (e che ne parliamo a fare…), “”Get Off Here”” e “”La terza ragione””, rispettivamente di Valerio Della Fonte e Massimo Colombo, e il brano che chiude il disco, “”Playing Love””, tema di Ennio Morricone scritto per Il pianista sull’Oceano.
Lo ‘zoccolo duro’ del gruppo è lo stesso del precedente lavoro discografico e l’affiatamento si sente. La ritmica composta dai fedeli Valerio Della Fonte (contrabbasso) e Massimo Colombo (pianoforte) si avvantaggia stavolta dei ritmi di Massimo Manzi (batteria) e Loris Stefanuto (percussioni). A fare da controcanto (e anche molto di più) alle invenzioni del leader la tromba e il flicorno di Marco Brioschi e il trombone di Rudy Migliardi.
Tra le composizioni più riuscite “”El carrito”” è forse quella che meglio ne rappresenta l’unità d’intenti. Tempo in tre, ritmo latin tanto caro a Clemente, fiati ottimamente arrangiati da Lorenzo Della Fonte e continui e precisi rimandi tra i vari strumenti all’interno dei quali si inserisce un lungo assolo del trombone e un altrettanto esteso (forse qui un po’ troppo lezioso) assolo del soprano. Nonché un efficace scambio tra i due ‘maestri’ del ritmo. Trascinante.
A chiudere il riuscito omaggio in duo sax e piano al maestro Morricone, sincero e toccante.
Insomma un disco vario, ben suonato ed egregiamente arrangiato, che attraversa varie epoche e mondi sonori, dal bop (hard) di “”My Little Star”” al funky di “”Cornucopia””, composizione che deve forse il suo nome alla ricchezza dei ‘materiali’ messi in campo, passando per l’introspettiva “”Playing Love”.

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