AMADEUS Online mensile numero di maggio 2011 – a cura di Rita Vecchio

FELICE CLEMENTE QUARTET – NUVOLE DI CARTA – Crocevia di Suoni Records, 2011. GIUDIZIO:**** Quando le nuvole assumono la forma dei nostri sogni, ci vorrebbe sempre un pezzo di carta per fissare e realizzarli davvero. Nuvole di carta, il nuovo lavoro di Felice Clemente, attraverso limpide note mette insieme, fondendoli, l’idea e la realtà, come se avesse voluto dare forma ai desideri a occhi aperti. «é un cd che ho composto per commemorare la morte di un ragazzo, amico di famiglia, che aveva tanti progetti ancora da realizzare», racconta Felice Clemente. «Per questo il titolo Nuvole di carta: le nuvole assumono la forma dei nostri sogni, passano velocemente e mutano con la vita e l’esperienza. E a facilitare tutto ciò è la musica che da sempre accompagna momenti belli e brutti, e per la maggior parte delle volte è un motore di reazione molto importante per farci superare lo sconforto. La mia vuole essere una musica che accompagna i vari momenti senza pensieri, sempre solare e energica, ma dove non mancano passaggi struggenti oltre a quelli intensi e positivi». Questo spiega anche la scelta della copertina: il disegno e i colori indicano quasi una realizzazione, elevazione di una vita certe volte molto negativa, altre molto bella. C’è insito il pensiero di cercare l’extraterreno, di elevare a qualcosa di assoluto. «Sono credente – dice – e lo concepisco come forma verso Dio. Si parte dal nero, che metaforicamente potrebbe essere l’aspetto negativo e buio, e attraverso un tunnel sempre meno fitto arrivare ai colori celestiali. La copertina raffigura un quadro già esistente al momento della produzione di questo lavoro. Ho utilizzato un disegno di una giovane artista, Cinzia Pugliese, che bene evidenziava la musica che doveva “contenere”. Semplice, melodico e ben arrangiato. Un percorso musicale che abbraccia nove tracce inedite e un arrangiamento di Shéhérazade di Rimsky-Korsakov. La stesura è durata un anno e registrato con molta cura per la fattura del suono da Artesuono Recording Studios a Cavalicco, insieme al quartetto ufficiale con cui collabora oramai da anni. Giunto all’ottavo disco, ma già in procinto di registrare il nono, Clemente affianca con cura e creatività brani che spaziano da un jazz classico a quello un po’ più moderno, intriso di sonorità contaminate provenienti da un mix di influenze mondiali. Da Inside Changes a brani con tempi dispari e con arrangiamenti molto più strutturati e complessi come The Courage to Try e Paradossi, più artificiosi nella struttura: così si trovano di frequente cambi di tempo repentini, come nel primo di questi brani, dove c’è quasi una sovrapposizione dal 7/4 al 5/4 e nel secondo con passaggi dal 5/4 al 4/4. Ma la sua rimare pur sempre una musica semplice che anela verso al ricerca delle origini. Compositore impegnato, Felice, che si è da poco esibito al Blue Note di Milano, di certo non dimentica la sua formazione classica che diventa la sua musa ispiratrice anche in ambito improvvisato e senza categorizzazioni quale quello jazzistico. «La musica classica non mi ha vincolato, anzi – commenta Clemente – é il mio motore. Utilizzare l’approccio jazz mi ha aiutato a togliere quelle categorizzazioni mentali tipiche della musica classica. La musica jazz permette qualche sbavatura in più, lasciandoti uscire di più nell’aspetto creativo. E concepisco che la semplicità sia la giusta formula per fare musica. Non è moderna o alla moda un’accozzaglia di suoni messi magari maniera artificioso. Louis Armstrong ha saputo ben cogliere l’essenza del jazz. In questo ultimo lavoro, c’è molta più ricerca di un tema sottile che unisce le varie melodie con una ricerca spasmodica alle origini». Così fonde le esperienze provenienti da Wayne Shorter, Joe Henderson, Sonny Rollins, Joe Lovano, Miles Davis e Brandford Marsalis a quelle classiche di Stravinskji, Ravel, Debussy e Rimsky-Korsakov, facendo un tutt’uno, proprio come la musica ci insegna a fare, come scatole cinesi, contenitori di note variegate. E su come è cambiato il jazz, risponde: «Quello puro, quello che si concepiva qualche anno fa non dico che non esista più, ma è messo in secondo piano da una diversa progettualità contaminata anche a ragion veduta da vari impulsi provenienti da varie parti del mondo. Una volta era molto swing e afroamericano. Ora contaminato da una dimensione europea, nord europea, nord africana, insomma un mix di culture unite dal piacere di fare musica. Molti musicisti seguono la moda del momento. Oggi gli arrangiamenti sono più colti e più strutturati. La musica classica si è fatta influenzare dalla musica jazz. A differenza del passato, forse, c’è la coesistenza di più generi musicali. La mia origine rimane classica e lì vado a cercare l’aspetto creativo». a cura di Rita Vecchio. Recensione: Maggio 2011

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