Jazzitalia – Francesco Martinelli – (dicembre 2010)

Pensate alla differenza tra la cucina arzigogolata e indigeribile di certi ristoranti alla moda, e alla forza di certi piatti semplici che si basano sulla qualità degli ingredienti: è questo che ci propone Massimo Colombo, un pasto musicale nutriente e sano, in cui i sapori diversi si valorizzano a vicenda. Un pianoforte, un soprano e 27 brevi brani, nella tradizione degli studi per pianoforte o dei fogli d’album ottocenteschi, pensati forse per la pratica musicale ma capaci proprio come le analoghe raccolte di Chopin o Schumann di acquisire vita artistica propria per la qualità musicale del materiale. Al centro del Cd sta il “Duo Fantasia” di circa 6 minuti, ma tutti gli altri brani – raccolti in due cicli rispettivamente di 9 e 17 pezzi – sono in genere assai più brevi, certi anche sotto il minuto. Noto per la sua attività compositiva – i suoi brani sono stati incisi da alcuni dei maggiori jazzisti italiani, oltre che dai gruppi guidati dallo stesso Colombo – il pianista milanese raggiunge in questo Cd una sintesi unica tra qualità del materiale musicale, inventiva melodica e semplicità dell’esposizione. Utili per gli studenti, i brani sono utilissimi per l’ascoltatore: infatti al di là del piacere che dà all’ascolto musica così ben pensata e interconnessa essi dimostrano in modo cristallino l’artificiosità delle divisioni in generi. Musica brasiliana, jazz-rock, blues, musica da camera e barocco europeo, musiche etniche e jazz, su tutti questi paesaggi si affaccia con leggerezza l’immaginazione di Colombo, brillantemente assistito al sax soprano da Felice Clemente; in modo leggero ma nel senso di non ponderoso, non in quello di superficiale, perchè la semplicità e un tratto di ironia trasmettono anche un grande rispetto per la tradizione musicale propria e quella degli altri, alla maniera dei compositori del Novecento che non hanno saccheggiato il patrimonio popolare ma l’hanno documentato ed esaltato, come Villa-Lobos e Bartok. Il punto di riferimento qui è certamente infatti la musica classica europea, evocata nell’uso del tempo e nella scelta delle dinamiche e dei timbri; e tuttavia niente è più jazzistico di certi passaggi improvvisati e di certe sospensioni swing nel ritmo, presenti soprattutto nel “Duo Fantasia” centrale ma che affiorano costantemente lungo tutto il corso del disco.Se avete un amico appassionato di musica classica che dice di “non capire” il jazz, fategli sentire questo disco, metterà in discussione le sue certezze!

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