JAZZITALIA.NET – di Dario Gentili

“Way “”out”” sud rappresenta il lavoro d’esordio di uno dei giovani più interessanti che la scena jazz italiana offre al momento, il sassofonista Felice Clemente. Il Quintetto a cui Clemente dà il nome presenta un progetto leale e rischioso al contempo, come esemplarmente sintetizza il titolo Way “”out”” sud: parafrasando il titolo di uno dei capolavori di Sonny Rollins, Way out west del 1957, il Felice Clemente Quintet si pone sotto l’ala protettiva dei mostri sacri del passato, ma la sostituzione di “”west”” con “”sud””, imprime all’omaggio tributato a uno dei sax tenore più importanti e influenti della storia del jazz un accento fortemente personale e originale. Way “”out”” sud aspira a condurre l’hard-bop più classico, quello di Rollins e degli anni cinquanta in genere, sulla via verso il sud, non soltanto il sud della tradizione jazz americana, quello di New Orleans, ma anche altri sud tra cui quello nostrano della Calabria.Ciò che sorprende positivamente dall’ascolto di tutte le sette tracce (tutte rigorosamente originali) di Way “”out”” sud è un miracoloso equilibrio tra il più rispettoso mainstream e le frequenti tonalità latine di cui molti brani sono intrisi: Way “”out”” sud suona fresco e solare senza mai tradire la lezione dei “”grandi”” e senza nemmeno strizzare maliziosamente l’occhio alla musica “”latina”” o “”etnica””. Seppur ispirato dal Mediterraneo, il Felice Clemente Quintet suona pur sempre il jazz di Rollins, Monk e Silver.Way “”out”” sud si apre con Dragon-fly, la traccia più “”americana”” dell’intero lavoro, apparentemente la più legata alla tradizione: un blues molto caldo, dove il Quintetto fa sfoggio del suo grande affiatamento e di una perfetta gestione dei tempi e degli assoli. Già con la title-track Way out sud, emerge prepotentemente uno dei sud, quello afro-cubano, a cui il jazz di Clemente s’ispira. Il ritmo, finora decisamente sostenuto, cala con la malinconica Lady TT, introdotta da un raffinato fraseggio alla chitarra di Manuel Consigli: l’atmosfera è resa avvolgente dal sax soprano di Clemente, che sembra prediligerlo rispetto al tenore per tessere atmosfere più rarefatte, ed è impreziosita da un assolo al piano di Colombo. Dello stesso tono è l’unica traccia non a firma Clemente, Turkey’s flight del contrabbassista Della Fonte, che prosegue il leggero sorvolo del Mediterraneo, mentre con Blues for Elvira una rapida virata ci lascia sulle rive del Mississipi per il più classico dei blues in cui, come già in Dragon-fly, la tromba di Falzone dimostra di essere particolarmente a suo agio. L’omaggio più esplicito al sud d’Italia è Amantea, che prende il nome dal paese di cui è originaria la famiglia di Clemente; ancora al soprano, Clemente disegna con tratti leggeri e delicati una melodia nostalgica, ben contrappuntata dal flicorno di Falzone, che verso la fine del brano sembra sul punto di svanire nella luce del sole e nelle distese del mare, ma ancora un’ultima volta il tema torna nitido e chiaro quasi a volersi lasciar cullare ancora un po’ dalla fresca brezza di Amantea.Conclude Way “”out”” sud un esplicito tributo a Sonny Rollins e alla sua celeberrima St. Thomas, Happy Calypso, un ultimo sud ancora da visitare e dalle cui danze caraibiche lasciarsi trascinare.”

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