MESCALINA on-line musica di Simone Broglia

“Perfect world” è il terzo disco per il sassofonista Felice Clemente, uscito dopo gli apprezzati “ Way out sud” del 2003 e “Inside me” del 2004.Dopo aver fatto esperienze in quintetto e sestetto, in questo album vi è un ritorno alla forma classica del quartetto, composto dal pianista americano Danny Grisset (membro stabile del quartetto di Tom Harrel), dal batterista newyorkese Gregory Hutchinson (già collaboratore di Joshua Redman, Diane Reeves e Dee Dee Bridgwater) e dal contrabbassista italiano Valerio della Fonte che aveva già accompagnato Clemente nelle precedenti esperienze discografiche.“Felice è uno splendido musicista e un ottimo compositore. Egli è sensibile e suona con grande feeling. Mi piace ascoltare la sua musica!”, questo è ciò che dice Tom Harrel del giovane sassofonista diplomatosi al conservatorio di Milano.Veniamo ora al disco cercando per quanto possibile di farne sentire la vibrazione e lo swing che porta con sé. Innanzitutto i colori caldi della copertina ben testimoniano la pasta del suono del sassofono di Clemente che percorre tragitti verticali veloci come in “Di per se” (brano scritto per il disco da V. Della Fonte), mantenendo grande corposità. Ecco emergere uno dei pregi del disco, della tecnica e feeling di Clemente: il fatto che riesca a spaziare parecchio nell’approccio allo strumento. Clemente è anche didatta di sassofono e clarinetto presso varie scuole ed in questo credo giochi a suo favore, ma il passo in più c’è nel feeling che sprigiona tanto quando fa correre le dita lungo i tasti tanto quando, con tratti legati all’approccio di Coltrane, esplora sonoramente gli spazi e la risonanza tonda della vibrazione, oppure quando insiste sulle stesso fraseggio per tutta una chiusura.Coltrane, oltre ad essere stato forse il più grande sassofonista mai esistito, è certamente uno dei casi in cui si può vedere meglio l’espressione nel jazz del fenomeno dell’interplay: l’interazione fra i musicisti che occupano il palco, sia nell’improvvisazione che nel cambio delle dinamiche. “Perfect world” si fonda su questo carattere che nel jazz è stato fondamentale per molto tempo, forse un po’ soffocato negli ultimi tempi dai pianisti di formazione classica. Clemente gioca per tutto il disco ad intrecciare trame con gli altri strumenti. Si può vedere in “Di per sé” l’ottimo assolo del pianista Danny Grisset oppure il lavorio continuo sui piatti di Gregory Hutchinson nell’affascinante e romantica ballata che dà il titolo al disco.“Perfect world” è un bel disco scritto da un ottimo strumentista (Clemente spazia senza difficoltà fra il soprano ed il tenore) e suonato da ottimi musicisti.

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