MESCALINA rivista on-line di musica e cultura – del 07/04/09

FELICE CLEMENTE QUINTET Blue Of Mine Crocevia di suoni 2008
“Cercare di afferrare l’inafferrabile”. Mi rimbalza in testa questo concetto sottolineato da Tino Tracanna nel libretto del cd “Blue of mine”. Cercare di afferrare l’inafferrabile, questo è il jazz. Felice Clemente scrive che l’idea di “Blue of mine” è nata nell’estate del 2007 mentre osservava su una spiaggia calabrese l’orizzonte che descrive come un “incantevole punto di congiunzione tra cielo e mare, quella linea apparente dove si fondono due magiche entità, completamente diverse ma compatibili in modo del tutto fluido e naturale”. Insomma, è riuscito, anche se solo per poco, ad afferrare l’inafferrabile. Ha fatto proprio questo momento e l’ha riversato in musica creando “Blue of mine”, disco che straconsiglio a tutti, appassionati o meno di jazz. Felice Clemente è un sassofonista e un clarinettista d’eccezione, allievo anche di quel Tino Tracanna che ho menzionato all’inizio. Se questi nomi non vi dicono nulla, vi posso dire che Clemente ha vinto vari concorsi nazionali e internazionali prestigiosi e, inoltre, svolge un’intensa attività concertistica in giro per l’Italia e all’estero. Inoltre, ha collaborato con artisti del calibro di Stefano Di Battista e Tullio De Piscopo, riuscendo ad imporsi, nell’arco di pochi anni, nella scena nazionale del jazz. Il lavoro in questione, come già menzionato in precedenza, è di ottima fattura. “Blue of mine” presenta 9 tracce in cui si susseguono diverse influenze musicali, dal tango alla bossa nova e, nelle quali, si può percepire la presenza di Thelonious Monk, di Ornette Coleman e di Sonny Rollins. La prima traccia è “The second time”, tutta in cinque quarti, melodica e complessa, caratterizzata dalla presenza di un buon interplay in cui il sax di Clemente funge da importante collante. “Chiuku”, brano energico e possente, ricorda il John Coltrane di “Africa Brass” mentre “All too soon” è una bossa nova che Felice Clemente ha cucito a pennello per il suo sax soprano. Ma Felice Clemente serve il suo piatto forte alla fine regalando all’ascoltatore un “Divertimento n.1”, “sorprendente blue cameristico”, come lo descrive Tino Tracanna, che, pur essendo in perfetta sintonia con il resto dell’album, è il diamante più luminoso, la perla più rara. “Blue of mine” è un lavoro perfetto ed emozionante, pieno di swing, dotato di vivacità e leggerezza, colto e fruibile, ammaliante e intrigante. Infine il mio plauso va ai musicisti, veri cavalli di razza, che svolgono un ruolo fondamentale nell’ottica del disco. Il tocco magico del pianista Massimo Colombo, la perfezione metrica del batterista Massimo Manzi, l’incisività di Giulio Corini al contrabbasso e la chitarra ispirata di Bebo Ferra rendono ancor più magica le trame musicali ricamate dal sax (o dal clarinetto) di Felice Clemente sorprendendo, di volta in volta, l’ascoltatore. di Francesco Bove.

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