NUOVEDISSONANZE.IT – maggio 2012 a cura di Maurizio Bignone

Jazz, musica brasiliana, musica argentina, flamenco, ritmi percussivi e sincopati si intrecciano come ghirigori per dar vita a disegni musicali inaspettati, sorprendenti, inusuali. Davvero interessante questo progetto discografico che a primo ascolto sembra dar vita a visioni distanti tra loro ma che, passi la licenza, appare più come un concept-album provvisto di grande energia vitale e sentimento.
Felice Clemente, da una parte, con i suoi sax alterna temi, improvvisazioni e ritmi cadenzati mentre Javier Pérez Forte, dall’altra, esprime con la chitarra tutta la sua poderosa tecnica che non è per nulla fine a sé stessa.

Clemente descrive questo album come un viaggio attraverso la condivisione delle loro esperienze e sensibilità, io preferisco immaginarmi in una galleria d’arte dove i due artisti espongono dei quadri policromi, cangianti, ognuno descrittivo di un’immagine ben accurata certamente fedele al loro vissuto ma che esprime contemporaneamente la volontà di creare un nuovo artificio, una nuova alchimia che ti conquista nota dopo nota. Curioso l’uso del sequencer nella traccia “Lila”, ricorda un ritmo gitano che detta i tempi dei passaggi musicali e che fioriscono in fraseggi quasi “contemporanei”.
Divertente quanto insolito l’arrangiamento molto personale, ma forse per questo ancor più apprezzabile, di “Mas que nada” una canzone scritta da Jorge Ben nel 1963 e dove Clemente dà sfoggio della sua bellissima arte con lo strumento che forse lo rappresenta di più, il sax soprano. Ingegnosa l’introduzione (ma non solo) di Javier Pérez in Misa Chico, un brano in ¾ tratto dalla suite Argentina di Eduardo Falù, un artista purtroppo poco conosciuto in Italia e che ha composto brani popolari di inestimabile valore. Delizioso il finale tanguero con “A Don Augustin Bardi”. In tutto l’album si sente il grande amore che questi due artisti hanno per la musica trasversale, contaminata, globale perché se è vero che le singole tradizioni vanno fortemente conservate è anche vero che la musica è il linguaggio universale che unisce in armonia tutti i popoli. Indubbiamente un buon lavoro!

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