Reviews 2020

AVVENIRE / 17.03.2020
Review of the album “SOLO” by Massimo Iondini

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MUSICULTURA ON LINE / 18.03.2020
CD presentation by Vincenzo Pasquali

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JAZZ IN FAMILY / March 2020

Una registrazione dal vivo in una chiesa di Montecalvo Versiggia (PV) realizzata solamente con i propri strumenti: sax tenore e soprano + clarinetto. Questa è la base del nuovo, ECCEZIONALE, lavoro di Felice Clemente. Un lavoro dall’alto livello qualitativo sia in termini di esecuzione che di registrazione. Ascoltato in anteprima, ringraziamo ed auguriamo a Felice Clemente l’apprezzamento da parte di un ampia platea di pubblico. Clemente ritiene questo lavoro molto importante per la sua vita lavorativa e personale. I temi sono 13 di cui 3 composti dallo stesso Clemente.

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MUSICZOOM / 22.03.2020
Review of the album “SOLO” by Vittorio Lo Conte

Il sassofonista, tenore e soprano, Felice Clemente, ma su Song for Clarinet anche al clarinetto, ha registrato questa bella incisione in completa solitudine presso la Chiesa di Montecalvo Versiggia in provincia di Pavia utilizzando gli echi delle volte. Ne risulta un suono molto suggestivo che fa risaltare in modo speciale il programma di brani, piuttosto eterogeneo, scelto dal sassofonista. Sono brani che gli stanno a cuore, e lo si sente subito, dall’iniziale Harlem Nocturne di Charlie Haden, a Bach, la Sarabande from Cello’s Suite N.5, passando per il blues del collega Branford Marsalis Blues for One e le composizioni di Fabio Nuzzolesi. Non manca un successo internazionale come la bella melodia di Nuovo Cinema Paradiso di Ennio Morricone. Grazie alla perfetta interazione con l’acustica e gli echi dell’edificio ne spunta un disco compatto, in cui la personalità del sassofonista riesce ad amalgare le diverse fonti che fanno da veicolo per le sue improvvisazioni. È un disco che può sembrare complesso ed invece affascina per la bellezza del suono e la stringente forza degli assoli. È tutto perfetto e non si rimpiange per niente la mancanza di accompagnatori. Da solo, il nostro sassofonista ci racconta storie logiche e dalla perfetta architettura, come quella della Chiesa in cui si trova a suonare.

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IL GIORNALE / 30.03.2020
Review of the album “SOLO” and interview by Luca Pavanel

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REVIEW by Nobuya SUGAWA (Top player of classical saxophone)

須川 展也 サクソフォニストによる講評
たった一本の楽器から、
嘆きや喜びまで、人間の心を語りかけてくれる
とても神秘的な演奏です。
豊潤で時折オリエンタル風情まで表現するテナーサクソーフォン、哀愁があり、古代の楽器をも彷彿させるソプラノサクソーフォン、交互に配置された選曲に、サクソフォーンの無限の可能性を感じさせていると…

クラリネットも暖かい優しい音で夢心地になります。
クレメンテさんは、
人間を語ってくれます!

Si sprigiona da un unico strumento un suono misterioso
che narra al cuore note di umano sentire, afflizione e gioia.   
Il sassofono tenore dischiude scenari suggestivi nella loro rigogliosa pienezza, accarezzati a sprazzi da un tocco orientale.  
Il sassofono soprano evoca il sapore di strumenti antichi
con la sua nostalgica mestizia…
nel loro alternarsi percepisci suggestioni musicali che si intrecciano
in infinite possibilità…
e allora ti avvolge il clarinetto che con caldo suono ti conduce in sogno.
Clemente così ci narra l’umano sentire!

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ALIAS from IL MANIFESTO / 19.04.2020
Review of the album “SOLO” by Guido Festinese

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LEGGO MAGAZINE / 21.04.2020
Review of the album “SOLO” by Rita Vecchio

Felice Clemente esce con il suo nuovo disco, Solo. Il sassofonista milanese che spazia nel suo repetrorio da Hagen, Marsalis, Godard, a Morricone, Nuzzolese, Di Gregorio, Forte e Bach, polistrumentista – clarinettista, compositore, direttore, band-leader – e docente di musica, amato dalla critica e che ha portato la sua musica in giro per l’Italia e nel mondo collaborando con musicisti come Gregory Hutchinson, Xavier Davis,Tullio de Piscopo, pubblica un disco nonostante i tempi targati coronavirus. «Il solo è una opera complessa – scrive il trombettista Paolo Fresu nelle note dell’album -. Un solo di saxes e clarinetto lo è ancora di più, perché mette a nudo l’artista nel sottile equilibrio tra pensiero compositivo ed esecutivo. È pertanto un punto di arrivo che si manifesta attraverso una introspezione sonora, che nasce nella parte intima di colui che pensa la dimensione orizzontale della costruzione melodica». Registrato live nella chiesa di Montecalvo Versiggia, «è un punto di arrivo – continua Fresu –  che si manifesta attraverso una introspezione sonora, che nasce nella parte intima di colui che pensa la dimensione orizzontale della costruzione melodica. La chiesa settecentesca di Montecalvo Versiggia diviene un nuovo strumento, che contralta con le ance di Clemente». 

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STRUMENTI & MUSICA MAGAZINE / 25.04.2020
Review of the album “SOLO” by Stefano Dentice

Una conversazione interiore, profonda e mutevole, che fotografa stati d’animo e sensazioni contrastanti attraverso una comunicatività ora serafica ora ardente, in alcuni frangenti contemplativa e in altri suadente. Prende vita così Solo, nuovo album del sensibile ed estroso sassofonista, clarinettista e compositore Felice Clemente. Tredici i brani che formano la tracklist, di cui solo Bá – Bá, Moods e Free Improvisation sono  frutto del rigoglioso cerebro di Clemente. Mentre Harlem Nocturne (Hearle Hagen), A Secret Place (Fabio Nuzzolese), Princess Linde (Michel Godard), Blues For One (Brandford Marsalis), Nuovo Cinema Paradiso (Ennio Morricone), La Nani (Javier Pérez Forte), Rapsodia Temperante (Fabio Nuzzolese), Sarabande From Cello’S Suite N.5 (Joahann Sebastian Bach), Song For Clarinet (Daniele Di Gregorio) e Notturno N.2 (Daniele Di Gregorio) completano il CD. Bá – Bá è una composizione ammaliante. Qui, alle prese con il sax soprano, Felice Clemente si esprime costruendo un discorso improvvisativo cantabile, materico, dalla forte intensità espressiva, locupletato da alcune finezze armoniche. Il bluesy mood di Moods è particolarmente ammiccante, contagioso. In questo brano al tenore, l’eloquio del sassofonista è sinuoso, avvolgente, adornato da un suono riscaldante. In Free Improvisation il climax è evocativo. Al sassofono soprano, Clemente si destreggia brillantemente spremendo il suo sax dal punto di vista timbrico e architettando un’elocuzione policromatica, intrisa di inebrianti inflessioni bluesy. In orbita contemporary jazz, Solo è un album che esalta i tratti distintivi dell’opulenta musicalità di Clemente, sovente protagonista di un playing dalle floride coloriture mediterranee e influenzato dalla musica colta.

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IL GIORNO / 30.04.2020
Review of the album “SOLO” by Marco Mangiarotti

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TRACCE DI JAZZ MAGAZINE / 06.05.2020
Review of the album “SOLO” by Andrea Baroni

Il viaggio solitario di Felice Clemente

Anni fa, in club genovese di dimensioni talmente ridotte da non avere alcuna chance di sopravvivenza in tempi di distanziamento sociale, mi capitò di assistere ad un concerto di Felice Clemente, sassofonista e clarinettista milanese classe 74, già ricco di esperienze con diversi esponenti del jazz internazionale e nazionale  come Yuri Goloubev, Gregory Hutchinson, Jimmy Greene, Stefano Di Battista, Claudio Fasoli e molti altri,  e fresco di plurimi riconoscimenti da parte della critica. Clemente ed il suo quartetto,  il pianista Massimo Colombo, il bassista Giulio Corini ed il veterano della batteria Massimo Manzi, mi colpirono per una proposta costruita sulle basi della tradizione ma decisamente attuale, raffinata ed energica, con grande attenzione alla componente melodica ed un palpabile feeling. Insieme i quattro avevano da poco inciso nel 2011 il cd Nuvole di Carta”, che  ricevette  4 stelle da Downbeat, con promessa per Clemente di un futuro ricco di affermazioni anche fuori dall’Italia. Nel corso degli anni, lungo un percorso ricco di  incontri,  sono maturati per il sassofonista molti altri progetti, dal trio con Manzi e Paolino Della Porta nel cd “6:35” al duo “Aire libre” con Javier Pérez Forte alla chitarra classica, fino a “Mino legacy”, omaggio allo zio di Felice, Mino Reitano, rielaborazione in chiave jazz di brani celebri del repertorio del celebre autore e cantante, da “L’uomo e la valigia” a “Una ragione in più’”, da “La mia canzone”, a “Era il tempo delle more“, con Fabio Nuzzolese al pianoforte, Giulio Corini al contrabbasso ed ancora Massimo Manzi alla batteria. Una carriera ancora in fase di pieno sviluppo, che meriterebbe forse maggiore esposizione, consolidata anche dalla didattica e dalla direzione di diversi ensembles orchestrali in terra lombarda.  Da pochi giorni Clemente ha pubblicato “Solo”, tappa ambiziosa per un sassofonista, testimonianza di una avventura di due giorni trascorsa nell’Oltrepo Pavese nella chiesa settecentesca di Montecalvo Versiggia, che, con i riverberi delle proprie arcate, ha costituito il quarto strumento della performance, insieme ai sassofoni tenore e soprano ed al clarinetto del musicista.

Un solo di saxes e clarinetto  mette a nudo l’artista nel sottile equilibrio tra pensiero compositivo ed esecutivo. È pertanto un punto di arrivo che si manifesta attraverso una introspezione sonora, che nasce nella parte intima di colui che pensa la dimensione orizzontale della costruzione melodica. Quella armonica si esplica nella magia dei rimandi di echi e riverberi, i quali traggono spunto dalla navata e dalle arcate di una chiesa o di una basilica. Quasi a dimostrare quanto il fitto dialogo tra gli strumenti e il luogo che li accoglie sia frutto di un antico matrimonio, che appartiene alla storia dell’uomo.”

Sono parole di Paolo Fresu, che firma le note di copertina di questo viaggio in solitaria, un percorso di intima ricerca del proprio essere che Felice Clemente ha compiuto attraverso due anni di preparazione, cercando il contatto con una dimensione spirituale che è sublimato dal luogo sacro dove il concerto è stato registrato. Non si pensi però a criptiche esplorazioni o ad improvvisazioni arcane: Clemente sembra volere mettere in campo buona parte della propria cultura e passione musicale, dispensando spazio a standards e composizioni originali proprie o dei più fedeli compagni di viaggio, e viaggiando con i propri strumenti fra generi, epoche ed atmosfere diverse. Si apre quindi con un grande standard del 1939, quella “Harlem Nocturne“, diventata nel tempo sigla di orchestre, colonna sonora di telefilm ed interpretata sia da jazzisti che rockers (l’elenco richiederebbe tutto lo spazio disponibile), qui inizialmente frammentata nella struttura tematica e poi ricomposta nel celebre refrain, come accade anche nella rilettura del tema di “Nuovo cinema paradiso” di Ennio Morricone. Ma in repertorio troviamo anche una cangiante “A secret place” di Fabio Nuzzolese condotta dal soprano,  i richiami folklorici di “Princess Linde” di Michel Godard, l’urgenza espressiva di “Bà Bà”,  il “Blues for one” di Brandford Marsalis ed il blues  del brano autografo “Moods“, la “Sarabande from cello’s suite n.5 ” di J.S. Bach,  una canzone per clarinetto composta da Daniele Di Gregorio, un brano di Javier Pérez Forte con un’ originale base ritmica, “La nani“, ed una libera improvvisazione che sembra richiamare, in conclusione, molte delle suggestioni incontrate nei brani precedenti. Clemente, grazie alle notevoli risorse tecniche,  riesce a mantenere la performance in equilibrio fra profonda concentrazione ed espressività, mescolando spesso esposizione tematica ed improvvisazione come in un gioco di specchi. Un gioco che coinvolge e stimola l’ascoltatore a cercare di capire, fra gli echi ed  i riverberi di quella chiesa-strumento, l’anima soffiata dentro al sax  del suo interlocutore.

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MUSICA JAZZ MAGAZINE / 04.05.2020
Review of the album “SOLO” by Alceste Ayroldi

Sarà anche un viaggio intimistico, potrà sembrare anche un lavoro cameristico, fatto sta che – al di fuori dei luoghi comuni – il viaggio solitario di Clemente è un discorso così fluido e fluente da apparire come un messaggio musicale orchestrale. E’ infaticabile il fiatista milanese, sia perché il tutto è registrato in presa diretta, sia perché Clemente ci mette tutto se stesso: e si mette in gioco. Fermo restando l’assoluta difficoltà a reggere un live con una sola – parziale – famiglia di strumenti, qui c’è tanto pathos che si ascolta. Tre brani autografati dal Nostro e dieci attinti da un vocabolario tanto vario, quanto non imbolsito. Se è vero che si parte, a spron battuto, con Harlem Nocturne, declinato con un solfeggio attento, con una concatenazione di note che si disperdono per, poi, ricongiungersi nella trama melodica, è anche vero che troviamo delle chicche come Princess Linde di Michel Godard, che fluttua nell’ancia di Clemente e si muove con un respiro nuovo, fresco. C’è il sound frizzante, blues all’ennesima potenza, di Brandford Marsalis in Blues For One. Ogni brano è toccato con una particolare reverenza melodica: da Sarabande From Cello’s Suite n. 5 di Bach, con la quale il sassofonista lombardo rimarca l’assoluta vicinanza di due linguaggi (sempre che di un doppio binario si voglia ancora parlare); i movimenti di Clemente sono limpidi, saporiti, attenti a non alterare la struttura di ogni brano, ma con un linguaggio assolutamente personale. Nuovo Cinema Paradiso di Morricone è intonata nel rispetto del tema, ma l’abilità di Clemente le conferisce quel senso sinfonico che solo un’orchestra di vaglia potrebbe sottolineare. Ci sono tre temi che appartengono al fardello compositivo di Clemente: Bà-Bà, scoppiettante, dalla traccia melodica italiana-classica, che mette in mostra come il soprano sia uno strumento poliedrico e avvolgente. Con Moods declina il mainstream d’antan con classe ed eleganza e passo certo. Fino a giungere a un’improvvisazione, su base blues, in totale libertà cognitiva.
Alceste Ayroldi

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A PROPOSITO DI JAZZ MAGAZINE / 21.05.2020
Review of the album “SOLO” by Gerlando Gatto

Affrontare la registrazione di un album per sole ance è impresa quanto mai difficile da cui sono usciti indenni solo alcuni grandissimi personaggi quali Sonny Rollins, Steve Lacy, Lee Konitz, Anthony Braxton. In questo album ascoltiamo un artista italiano, Felice Clemente, che usa sax tenore, sax soprano e clarinetto, in una registrazione effettuata nella chiesa settecentesca di Montecalvo Versiggia il 15 e 16 novembre del 2019. La scelta della location non è stata casuale o indifferente: in effetti, come acutamente sottolinea Paolo Fresu nelle note che accompagnano l’album, la dimensione armonica di un solo di sax e clarinetto si esplica nella magia dei rimandi di echi e riverberi, che traggono spunto dalla navata e dalle arcate di una chiesa o di una basilica. Quasi a dimostrare quanto il fitto dialogo tra gli strumenti e il luogo che li accoglie sia frutto di un “antico matrimonio che appartiene alla storia dell’uomo”. Ecco quindi come, grazie anche ad una presa di suono eccellente, sia possibile apprezzare in tutta la loro bellezza queste architravi sonore rette da echi, riverberi che solo in un ambiente come quello di una chiesa (ovviamente con caratteristiche particolari) sarebbe stato possibile ottenere. Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata anche e soprattutto la valentia di Felice Clemente compositore, arrangiatore, esecutore di grande raffinatezza che ha voluto disegnare un percorso non facile attraverso un repertorio che parte da un classico del jazz, “Harlem Nocturne” di Hearle Hagen per concludersi con una libera improvvisazione, passando attraverso tre sue composizioni originali, e brani di Branford Marsalis, Godard, Morricone, Nuzzolese, Di Gregorio, Javier Perz Forte e Bach.

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AUDIOREVIEW MAGAZINE / may-june 2020
Review of the album “SOLO” by Guido Festinese

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THE NEW YORK CITY JAZZ RECORD MAGAZINE (USA) / june 2020
Review of the album “SOLO” by Tom Greenland

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Skills

Posted on

24/03/2020

INFORMATIVA

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