Recensioni 2003

ANTONELLO MURA, IL SECOLO XIX, 12/4/2003

“Nel panorama sempre più vasto dei giovani jazzisti italiani e in particolare dei sassofonisti, un occhio di riguardo lo merita il debutto discografico di Felice Clemente per l’etichena Splasc(h), da sempre attenta alle avanguardie jazz. La title track dell’album composto peraltro interamente da brani originali, Way Out Sud è la perifrasi di un noto standard di Sonny Rollins, quel Way Out West che in qualche modo è filo conduttore dell’ ispirazione che domina sul disco. Echi di Dexter Gordon e armonizzazioni alla Monk risaltano in tutto il lavoro che riesce però a essere fresco e originale, come può esserlo un omaggio fatto con sensibilità e talento. L’interplay tra i vari elementi del quintetto (un gradino sopra a tutti Massimo Colombo al piano) è molto buona, così come è funzionale l’amalgama dei brani. In questo Clemente è coadiuvato da Valerio Della Fonte al basso, autore tra l’altro di uno dei brani del disco, dal già citato Massimo Colombo al pianoforte, da Tommy Bradascio alla batteria e Manuel Consiglia alfa chitarra. II viatico sembra quello giusto, l’importante è non perdere mai la strada di casa.”

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ENZO SICILIANO, IL VENERDÌ DI REPUBBLICA, 4/7/2003

“Il jazz del Monk, di Rollins, magari di Coleman: questi i riferimenti di Felice Clemente col suo quintetto, in un bell’album Splas(h), titolo Way Out Sud. Clemente è di origini calabresi, e il suo Sud è la Calabria.
Musiche sue: e se le fa con Falzone alla tromba, con lo splendido piano di Massimo Colombo, con Tommy Bradascio alla batteria e Della Fonte al basso. Ha nemmeno trent’anni. Tra i nuovi italiani, è il miglior sax.”

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JAZZIT – BIMESTRALE DI MUSICA JAZZ.ANNO V, NUMERO 17, LUGLIO/ AGOSTO 2003

“Sound anni Cinquanta, temi rifiniti, interplay preciso e netto, assoli nitidi e una buona dose di swing. Il cd di Clemente si fa interessante traccia dopo traccia: incuriosisce perché è brillante e fresco, intuitivo e dotato di quel giusto brio in grado di far volare i brani. Dotato di un calore musicale avvolgente, il disco si consuma velocemente grazie all’abilità imrovvisativa di un sestetto che ama la sfida ed il gusto di misurarsi, di volta in volta, con soluzioni sonore intriganti.”

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JAZZIT – BIMESTRALE DI MUSICA JAZZ.ANNO V, NUMERO 18, SETT/OTTOBRE 2003

“II suo è un sound d’altri tempi, quello puro e caldo del’hard bop: riecheggiano, in questo bel lavoro di Felice Clemente, sapori ed echi di Thelonious Monk ed Horace Silver. Dicevo Monk e basta ascoltare Blues For Elvira per rendersene conto, e non solo per lo stile compositivo ma per l’atmosfera musicale respirata.Il tutto rimanendo fortemente originale. Sette tracce di cui sei a firma dello stesso leader, brani caratterizzati da temi fortemente cantabili. L’amore verso Sonny Rollins è manifesto nel titolo dell’album, Way Out Sud, gioco di parole per ironizzare sul capolavoro ”Way Out West” e nel tributo concessogli in Happy Calipso. Anche al soprano Clemente sa essere molto interessante (ascoltatelo nella struggente Lady TT) ma piace più al tenore, ancor più essenziale (in questo caso, eccellente in Way Out Sud). Di grande presenza il contrabbasso di Valerio Della Fonte e la tromba di Giovanni Falzone, quest’ultimo più che promessa.”

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(G.H.) ALIAS, N°42, 25/10/2003

Titolo ironicamente programmatico per questa opera prima di bel valore: la memoria prende le coordinate del Way Out West di Sonny Rollins, ed è proprio al Saxophone Colossus re del calypso in jazz che occhieggia il sassofonista di origine calabrese. Rollins, ma anche Monk, Silver, Gordon, Henderson. Sin qui nulla di speciale. Speciale è invece il fatto che, mentre gran parte del nuovo jazz insegue le sirene del «progetto», lasciando dietro la musica, qui il suono è dichiaratamente epigonico, ma saettante e coeso come ben di rado capita di ascoltare. Merito delle idee compositive e del suono, grosso e intelligente di Clemente, ma anche della scelta dei partner: a cominciare dalla tromba di Giovanni Falzone (altro emergente di bella forza), e dal pianoforte di Massimo Colombo, veterano della tastiera qui perfetta-mente a suo agio nel ruolo di affilato e sobrio sideman.

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LA PROVINCIA DI COSENZA DEL 29 NOVEMBRE 2003 DI E.F.

“Amantea è un brano jazz. Un cd tra Tirreno e Mississippi. Fra le nuove proposte discografiche spicca un disco del Felice Clemente Quintet intitolato Way Out Sud edito dalla Splasc(H). All’interno del cd il brano Amantea. Perché mai? Lo si legge nelle note di copertina curate da Luca Bragalini. “Un tocco di compiaciuta ironia ruota la bussola del capolavoro di Sonny Rollins Way Out West ad altro punto cardinale in direzione sud, ma non è al meridione statunitense che si riferisce il titolo del disco, regione del blues e del jazz tra il Mississippi e i postriboli di New Orleans così come l’immaginario vuole, ma al sud della nostra terra, in particolare la Calabria.
È lì che ha le sue radici Felice Clemente ed è quel ricordo (sfocato dal tempo eppure nitido nella nostalgia) che nutre la composizione Way Out Sud così come la raffinata Amantea. Un lavoro che non manca di rivolgersi al passato, a quel percorso biografico certo, ma anche al trascorso della storia del jazz. Per questo possiamo definire Way Out Sud un disco tradizionale.”

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ENRICO BETTINELLO, IL GIORNALE DELLA MUSICA N.199 (DICEMBRE 2003)

“Parafrasando il Sonny Rollins di Way Out West, il sassofonista milanese Felice Clemente si dirige invece verso il sud, alla ricerca delle proprie radici nella Calabria di Amantea: questo disco non è però un altro esempio di jazz ispirato al folk mediterraneo, ma si inserisce senza esitazione nel solco di un robusto hard-bop, fatto di incisivi temi alla Horace Silver, ma anche di atmosfere latine (la title-track o il calypsodedicato ovviamente a Rollins)”.

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GUIDO FESTINESE, WORLD MUSIC MAGAZINE N.63 (NOV./DIC. 2003)

“Difficile tenere il conto delle “”prime uscite”” nel mondo del jazz italiano: ogni anno sul mercato decine di opere prime cercano visibilità e orecchie ben disposte, ma nella maggior parte dei casi il biglietto da visita è una stinta rilettura di cose mille volte ascoltate, e non dichiarate. Non succede così all’impetuoso e meditato fraseggio sassofonistico di Felice Clemente (al tenore ed al soprano), che rovescia di petto la situazione: ovvero qui il richiamo diretto ai titani del jazz moderno è evidente già nel titolo ironico (rimando a Sonny Rollins), ma è poi l’impianto dei brani a rivelare una mirabile tensione tra tradizione jazzistica e luminose puntate verso il futuro. Il quintetto funziona come un meccanismo ad orologeria: con sfumature bluesy e latine meditate, e un tributo finale al calypso alla Sonny Rollins che si attendeva da anni. In formazione il veterano Massimo Colombo al piano, e la svettante tromba emergente di Giovanni Falzone.”

Competenze

Postato il

15/03/2020

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